Liberalgebrae 1 e 2       Collabora anche tu!   Il genio misterioso   Home page Innovit


Ettore Majorana, il genio misterioso

 

Premessa

Il progetto Ubimajor che nasce nel dicembre 2008 presso il liceo scientifico Majorana di Moncalieri oltre a far riferimento alla massima latina Ubi maior minor cessat, non può non ricordare il grande e misterioso fisico italiano Ettore Majorana, che con pieno diritto potrebbe essere considerato "maior" persino nei confronti dei più grandi fisici mondiali del '900.

Eppure, questo personaggio, modesto e geniale, misteriosamente scomparso in giovanissima età, rimane oscuro e ignoto ai più.

Qui si vuole solo tracciare un fugace e incompleto schizzo sulla personalità di un fisico tanto geniale, quanto probabilmente fragile, scomparso all'età di 31 anni ... "E come le più belle cose vivesti solo un giorno, come le rose" verrebbe da pensare, riprendendo i versi del grande cantautore e poeta genovese De Andrè.

Un genio del '900

Ettore Majorana? Chi era costui? E come ha potuto, scomparendo a soli 31 anni entrare nella storia?

Se si ha la fortuna di leggere le biografie di non pochi scienziati degli ultimi duecento anni, si scopre che potrebbero diventare gli eroi romantici di qualche grande registra! Così geniali, spesso introversi, sfortunati nella vita, ma al contempo immortali...

Ma veniamo ad Ettore Majorana, nato a Catania il 5 agosto 1906, un genio precoce in un famiglia in cui la genialità pare fosse la regola.

Basti citare lo zio Angelo che a soli 16 anni era laureato in Legge, a 17 professore straordinario, a 22 professore ordinario di Diritto costituzionale a Catania, avendo vinto contemporaneamente tre concorsi a Catania, Messina e Pavia. Fece parte di due governi Giolitti alle Finanze e al Tesoro.

 

Anche il padre di Ettore, Fabio Massimo, si laurea giovanissimo, a 19 anni, in Ingegneria, e poi in Scienze fisiche e matematiche. Sarà lui a educare il piccolo Ettore (che fece le prime classi elementari in casa), fino a nove anni, quando Ettore passa ad un istituto di gesuiti a Roma, onde terminarvi le scuole elementari e frequentare poi le medie superiori.

A Ettore tocca il talento dei numeri: sembra che già a 4 anni fosse in grado di risolvere complicati calcoli a più cifre.

Conseguita la maturità classica nel 1923, si iscrive ad Ingegneria all’Università di Roma, ma nel 1928, su richiesta di Emilio Segrè, passerà alla facoltà di Fisica, per collaborare nel gruppo di giovani talenti (divenuto poi celebre con il nome de “i ragazzi di via Panisperna”) diretto da Enrico Fermi. Da quanto viene descritto dallo scrittore Leonardo Sciascia, pare che il ventiduenne Majorana, verificò, se così si può dire, le capacità del Fermi, prima di passare a Fisica …

Ettore Majorana 3

Ettore Majorana
Fonte: Archivio Amaldi - Dipartimento di Fisica, Università La Sapienza, Roma

"Fermi lavorava allora al modello statistico che prese in seguito il nome di modello Thomas-Fermi. Il discorso con Majorana cadde subito sulle ricerche in corso all'Istituto e Fermi espose rapidamente le linee generali del modello e mostrò a Majorana gli estratti dei suoi recenti lavori sull'argomento e, in particolare, la tabella in cui erano raccolti i valori numerici del cosiddetto potenziale universale di Fermi. Majorana ascoltò con interesse e, dopo aver chiesto qualche chiarimento, se ne andò senza manifestare i suoi pensieri e le sue intenzioni.

Il giorno dopo, nella tarda mattinata, si presentò di nuovo all'Istituto, entrò diretto nello studio di Fermi e gli chiese, senza alcun preambolo, di vedere la tabella che gli era stata posta sotto gli occhi per pochi istanti il giorno prima. Avutala in mano, estrasse dalla tasca un fogliolino su cui era scritta una analoga tabella da lui calcolata a casa nelle ultime ventiquattr'ore, trasformando, secondo quanto ricorda Segrè, l'equazione del secondo ordine non lineare di Thomas-Fermi in una equazione di Riccati che poi aveva integrato numericamente. Confrontò le due tabelle e, avendo constatato che erano in pieno accordo fra loro, disse che la tabella di Fermi andava bene..."

Fermi aveva dedicato diversi giorni a quella elaborazione.

Per questo fin dai primi tempi, nonostante Fermi fosse il professore e Majorana l’allievo il loro rapporto era alla pari, con il giovane Majorana sempre molto critico e, soprattutto, autocritico.

Un altro importante personaggio di via Panisperna, Edoardo Amaldi ricorda Ettore, molto magro, timido, con i capelli nerissimi, la carnagione scura, gli occhi vivacissimi e scintillanti: nell'insieme, l'aspetto di un saraceno.

I ragazzi di via Panisperna.  Da sinistra Oscar D'Agostino, Emilio Segrè, Edoardo Amaldi, Franco Rasetti ed Enrico Fermi. Nella foto non compare Majorana

Majorana era un teorico puro e sapeva calarsi a profondità insuperate nella sostanza dei fenomeni fisici, leggendovi eleganti simmetrie e nuove potenti strutture matematiche, o scoprendovi raffinate leggi. La sua acutezza lo portava a vedere, spesso, al di là dei colleghi: ad essere cioè un pioniere.

Ettore era persona sensibilissima e introversa, ma profondamente buona e la sua difficoltà di contatto umano – reso ancor più difficile dalla sua stessa intelligenza - non gli impedivano di essere sinceramente affettuoso. La sorella Maria lo ricorda come un ragazzo allegro che raccontava barzellette e giocava a palla nel corridoio di casa…

Dai vari manoscritti si evince che Ettore era estremamente diligente e preciso nel lavoro. Tutte le sue scoperte risultano precedute da una gran mole di calcoli, fatti e rifatti: anche per i più dotati, naturalmente, la scienza non può essere solo un semplice gioco di intuizioni, ma anche di impegno e duro lavoro.

Edoardo Amaldi
Edoardo Amaldi

Ettore aveva una forte avversione a pubblicare le proprie scoperte, quando esse fossero risultate, all'esame del suo senso ipercritico, o di carattere non abbastanza generale o espresse in forma matematica non abbastanza stringente ed elegante.

Un episodio importante documenta questo atteggiamento. Nel 1932, sei mesi prima che Heisenberg pubblicasse un suo celebre lavoro sulle "forze di scambio", Majorana aveva enunciato la stessa teoria tra i colleghi dell'Istituto romano e respinto la loro esortazione a pubblicarla.

Solo dopo che Heisenberg pubblica un articolo sulla struttura dei nuclei, Fermi riesce a indurre Majorana a recarsi a Lipsia presso il grande collega. E, finalmente, Heisenberg riesce a convincere Ettore a pubblicare (anche se tanto in ritardo) i propri risultati: Ettore ne parla al padre, con grande modestia “Ho scritto un articolo sulla struttura dei nuclei che a Heisenberg è piaciuto molto benché contenesse alcune correzioni a una sua teoria”. In quello stesso anno Heisenberg ricevette il Nobel per la Fisica.

Secondo lo scrittore Sciascia, non si tratterebbe solo di umiltà e timidezza.

Quando la teoria di Heisenberg viene accettata e celebrata, Majorana non condivide il rammarico degli altri fisici dell'Istituto romano per non averla lui tempestivamente pubblicata, ma concepisce nei riguardi del fisico tedesco un sentimento di ammirazione e di gratitudine… come se Heisenberg, senza saperlo, l’avesse salvato da un pericolo …


Werner Heisenberg

 

Si racconta che Majorana arrivava all'Istituto cercando di Fermi o di Rasetti e, pacchetto di sigarette alla mano, spiegava la sua idea. Ma appena gli altri approvavano, se ne entusiasmavano, lo esortavano a pubblicare, Majorana si richiudeva, farfugliava che era roba da bambini e che non valeva la pena discorrerne, e fumata l'ultima sigaretta buttava il pacchetto, sul quale aveva scritto i calcoli, nel cestino.

Al ritorno da Lipsia dall'estate del '33 a quella del '37 Majorana raramente esce di casa e ancora più raramente si fa vedere all'Istituto di Fisica.

In un saggio di quel periodo Majorana scrive: “La disintegrazione di un atomo radioattivo può obbligare un contatore automatico a registrarlo con effetto meccanico, reso possibile da adatta amplificazione. Bastano quindi comuni artifici di laboratorio per preparare una catena comunque complessa e vistosa di fenomeni che sia "comandata" dalla disintegrazione accidentale di un solo atomo radioattivo”.  Aveva forse anticipato di diversi anni la teoria che porterà poi alla bomba atomica?

Ettore Majorana con il padre
 e le sorelle

Molti fisici non sono d’accordo. Di certo, a fine marzo del 1938 Majorana scomparve, lasciando due lettere che facevano pensare ad una sua volontà suicida. Di qui il mistero con cui la vita di un genio forse terminò.

Che ragioni aveva Majorana, a soli 31 anni, da poco nominato per grandi meriti professore all’Università di Napoli, di scomparire?

La vicenda della nomina a professore presenta diverse versioni. Quella più singolare, ma forse per questo, interessante, di Leonardo Sciascia, nega che Fermi e gli altri amici di via Panisperna lo convinsero a partecipare al concorso per la cattedra di Fisica Teorica.

Anzi – secondo Sciascia  - i conti per l'attribuzione delle tre cattedre messe a concorso erano stati fatti sull'assenza e non sulla partecipazione di Majorana; e la decisione di concorrere crediamo sia scattata in Majorana dal gusto di guastare un giuoco preparato a sua insaputa ed a sua esclusione.


Enrico Fermi

 

La terna dei vincitori era stata già tranquillamente decisa, come d'uso, prima della espletazione del concorso; e in quest'ordine: Gian Carlo Wick primo, Giulio Racah secondo, Giovanni Gentile junior terzo. "La commissione, di cui faceva parte anche Fermi, si riunì a esaminare i titoli dei candidati. A questo punto un avvenimento imprevisto rese vane le previsioni: Majorana decise improvvisamente di concorrere, senza consultarsi con nessuno. Le conseguenze della sua decisione erano evidenti: egli sarebbe riuscito primo e Giovannino Gentile non sarebbe entrato in terna. Di fronte a questo pericolo, il filosofo Giovanni Gentile padre di Giovannino e ministro dell'Educazione Nazionale nel governo Mussolini fece ordinare la sospensione del concorso; e fu ripreso dopo la graziosa eliminazione da concorrente di Ettore Majorana, nominato alla cattedra di Fisica Teorica dell'Università di Napoli per "chiara fama", in base a una vecchia legge del ministro Casati rinvigorita dal fascismo nel 1935. Tutto tornò dunque nell'ordine. E a Majorana toccò di rientrare sul serio nella "normalità": Majorana aveva partecipato al concorso soltanto per fare uno scherzo ai colleghi? Tra di essi più tardi, dopo la scomparsa, prese piede la convinzione che fosse fuggito per il panico, il trauma, di dover comunicare, di dover insegnare.

Ecco allora che, se le cose sono davvero andate così, Majorana si trovò costretto ad insegnare, lui che era così timido e schivo. Dopo circa tre mesi all’Università di Napoli lasciò due lettere all’amico Carelli e alla famiglia che fanno pensare ad una sorta di fuga dal mondo …


Giovanni Gentile

“Carrelli, ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti. Anche per questo ti prego di perdonarmi, ma sopra tutto per aver deluso tutta la fiducia, la sincera amicizia e la simpatia che mi hai dimostrato in questi mesi. Ti prego anche di ricordarmi a coloro che ho imparato a conoscere e ad apprezzare nel tuo Istituto, particolarmente a Sciuti; dei quali tutti conserverò un caro ricordo almeno fino alle undici di questa sera, e possibilmente anche dopo."

Ed ecco la lettera ai familiari: "Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero. Se volete inchinarvi all'uso, portate pure, ma per non più di tre giorni, qualche segno di lutto. Dopo ricordatemi, se potete, nei vostri cuori e perdonatemi."

Poi, lo stesso giorno della scomparsa, mandò da Palermo ove era arrivato con il traghetto da Napoli, una seconda lettera: “Caro Carrelli, Spero ti siano arrivati insieme il telegramma e la lettera. Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani all'albergo Bologna, viaggiando forse con questo stesso foglio. Ho però intenzione di rinunziare all'insegnamento.”

Sulla vicenda della scomparsa di Majorana, sulle ricerche effettuate, e su ciò che il fisico catanese realmente fece, si intrecciano svariate ipotesi: suicidio, fuga in Argentina o in Germania, chiusura in un convento lontano da tutti …


Enrico Fermi riceve il Nobel
da re Gustavo di Svezia
10 dicembre 1938

Quando nel 1938 Ettore scomparve, Enrico Fermi, che a dicembre ricevette il Nobel per la fisica, così descrisse Majorana: "al mondo ci sono varie categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango, che fan del loro meglio ma non vanno molto lontano. C'è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono i geni, come Galileo e Newton. Ebbene, Ettore era uno di quelli. Majorana aveva quel che nessun altro al mondo ha; sfortunatamente gli mancava quel che invece è comune trovare negli altri uomini, il semplice buon senso".

Foto di Ettore Majorana dal libretto universitario

Fonti principali:

Erasmo Recami, Il Ricordo di Ettore Majorana: l'uomo e lo scienziato
Erasmo Recami, Il caso Majorana, epistolario, documenti, testimonianze, 2001, Di Renzo
Sciascia Leonardo: La Scomparsa di Majorana, 2004, Adelphi
Università Bocconi di Milano Fermi foto
Wikipedia Ettore Majorana

Videorisorse (video e film)